In quegli occhi azzuri ieri sera c’era tutta la delusione di un uomo che si rende conto di essere andato si, dove l’ha portato il cuore, ma anche di aver pagato duramente la sua scelta.

Quanti “se” questa notte saranno passati nella sua testa?
Se fosse andato a giocare in Spagna o in in Inghilterra, a 24 anni, magari il sogno sfumato ieri sera sarebbe stato meno amaro perchè davvero avrebbe avuto una bacheca piena di trofei, non solo nella pubblicità.
E forse il suo magico talento e tutti i suoi enormi sforzi per mantenerlo tale sarebbero stati riconosciuti universalmente, senza l’ottusa stupidità “dell’altra sponda del tevere” o l’invidia “del nord”. Quei sentimenti sarebbero rimasti repressi dietro all’ipocrisia del “patrimonio del calcio italiano” e per questo sarebbero valsi il doppio.

Ma il suo cuore l’ha lasciato qui, a soffrire con noi, a giocare con una fascia da capitano anche (soprattutto!) sulla gamba e su una caviglia retta da chiodi; a portare una bandiera che forse non merita un sostegno così nobile, anche perchè continua ad essere sfruttata da idioti che preferiscono delinquere piuttosto che godersi il “circensem” che, ancora dopo duemila anni, ci allontana temporaneamente dal brutto mondo che ci circonda.

Nonostante tutto, oggi non si può non essere fieri per questa maglia e per l’uomo che la indossa.

11marzo2009

11marzo2009

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