rjUn ragazzino di colore. Un ragazzino di colore nato negli anni venti. Un ragazzino di colore nato negli anni venti in una piantagione di cotone. Vita difficile qui a Robinsonville, Mississippi;vita scandita dal lavoro; vita senza prospettive; vita che corre come un treno merci che ferma solo al capolinea; e al capolinea si scende tutti. Robert johnson lo capisce subito, è un tipo sveglio, non sa ancora quello che vuole fare nella vita, ma sa benissimo quello che non vuole: raccogliere cotone come suo padre e come prima ancora suo nonno e vivere in un immobile mondo rurale dove il lavoro spacca la schiena. Appena può scapppa di casa e va a sentire i musicisti che suonano nelle sale da ballo di Robinsonville; quello è l’unico posto che lo affascina, l’atmosfera è calda e poi c’è la musica, si , la musica, quella è la vera passione di Robert!

“Si”, ricordo, dice SON HOUSE a proposito di come Robert imparò a suonare la chitarra “io e WILLIE BROWN suonavamo spesso da quelle parti e quel ragazzetto non se ne perdeva uno.Si, allora Robert Johnson era proprio un ragazzo.Suonava l’armonica e anche piuttosto bene, ma la sua passione era la chitarra.Si sedeva per terra di fronte a noi e ci osservava attentamente.Quando ci fermavamo per riposarci, lasciavamo le chitarre in un angolo e ci sedevamo al fresco.Robert guardava da che parte andavamo e poi ne prendeva una.Peggiore di lui credo non ci fosse nessuno!La gente impazziva, impazziva sul serio.Venivano da noi a dirci:Perchè non togliete di mano la chitarra a quel ragazzo!Sta facendo diventare matti tutti quanti![]..poco tempo dopo lo rividi a Banks, a est di Robinsonville, era un sabato sera ed entrò con una chitarra che gli pendeva dalla spalla!La cosa mi fece ridere.Gli dissi: beh, ragazzo ancora con la chitarra?E cosa vorresti fare?E inutile, non sei capace. E lui: aspetta e vedrai.Lasciami il tuo posto solo per un minuto. Va bene, ma cerca di combinare qualcosa di buono. Si sedette e incominciò a suonare.Diavolo se era diventato bravo!Quando ebbe finito eravamo tutti a bocca aperta.Pensai: non può avercela fatta così in fretta! Poi Robert venne verso di me e mi disse:Se vuoi veramente imparare a suonare la chitarra e scrivere canzoni, devi andare dove c’è un incrocio.Poi prendi la chitarra e ti metti a suonare qualcosa…allora vedrai arrivare un grande uomo nero che ti prenderà la chitarra, la accorderà, suonerà una canzone e te la restituirà. E’ cosi che ho imparato a suonare tutto quel che mi pare.”

Fu così, con la leggenda che avesse venduto l’anima al diavolo che iniziò la carriera di musicista professionista ed il suo vagabondare per tutto il Delta. Spesso suonava solo, a volte assieme ad altri Bluesmen, gente come Sonny Boy Williamson, Johnny Shine, Robert Lockwood, Howlin Wolf. Robert era da loro descritto come un tipo timido, educato, infantile, piuttosto triste, misterioso, che parlava in modo pacato e che aveva belle maniere. “Vedi”, afferma Jhonny Shine, “Robert potevi svegliarlo a qualsiasi ora e lui era pronto ad andare .Suonavi per tutta la notte e la mattina ti mettevi a dormire. Poi sentivi il rumore di un treno e allora gli dicevi, Robert, c’è un treno, possiamo farcela a prenderlo. Lui non diceva una parola, si alzava e incominciava a correre. La nostra vita era così, qualche volta avevamo soldi, altre no. Qualche volta avevamo da mangiare, altre no. Era divertente. Immagina di viaggiare per quattrocento o cinquecento miglia senza conoscere nessuno. Tutto per te è nuovo!”. Il divertimento per Johnson finì un maledetto giorno di Agosto del 1938, quando fu contattato da un tizio di nome Ralph per suonare a Three Forks, quindici miglia fuori Greenwood. “Per come la so io” racconta Honeyboy Edwards che in quel periodo suonava con Robert, “il tizio diceva che Robert aveva fatto il furbo con sua moglie o qualcosa di simile. Quando Robert tornò laggiù il sabato successivo gli fece portare del whiskey da alcuni suoi amici. Pensa, aveva avvelenato il whiskey per sua moglie e per Robert. Eppure continuava a farlosuonare!… verso l’una Robert cominciò a sentirsi male. C’era un sacco di gente venuta dalla città e volevano che suonasse ancora. Si beveva e tutti si stavano divertendo e lo pregavano di non smettere, così lui continuò. Ad un certo punto pare abbia detto: lo vedete, non mi sento bene, suono lo stesso ma non ce la faccio quasi più. Verso le due cominciò a sentirsi così male che dovettero riportarlo in città…”

Finì così Robert Johnson, senza che nessuno tranne chi lo aveva effettivamente visto e sentito suonare gli riconoscesse il suo talento; finì così e forse Robert se lo immaginava quando in Me and the Devil Blues cantava:
seppellite il mio corpo a fianco della strada
così il mio vecchio e malvagio spirito
potrà prendersi un bus
Greyhound e farsi un viaggio
“.

E se lo immaginava sicuramente quando decise, a differenza di molti altri bluesmen, di registrare i suoi pezzi, quasi a voler lasciare un segno tangibile, un’eredità alle generazioni successive prima che un’esistenza precaria ed incerta lo portasse via. Robert registrò la prima volta a San Antonio nel novembre 1936 e la seconda a Dallas nel ’37. Da queste sedute uscirono le 29 canzoni che compongono tutta la sua opera, molte delle quali furono in seguito riprese dai Rolling Stones (Love in Vain), Eric Clapton (Crossroads Blues, Walki’ Blues),The Blues Brothers (Sweet home Chicago)…ecc. Musicalmente Robert ebbe il merito di ampliare gli orizzonti della chitarra blues utilizzando varie accordature, accordi diminuiti di sesta e di settima e il basso walking che permetteva di eseguire allo stesso tempo parti soliste e l’accompagnamento; ma sono soprattutto i testi che ci danno l’idea di quanto fosse innovativo. Quando Robert tratta temi come la tristezza e l’amore non corrisposto la voce e la chitarra assumono un tono pacato e rassegnato:
E l’ho seguita alla stazione con una valigia in mano
bè è dura a dirsi quando il tuo amore è tutto invano
mentre il treno entrava in stazione dentro gli occhi la guardavo
bè ero solo,non potevo farci nulla e piangevo
quando il treno ha lasciato la stazione con due luci accese sul retro
bè la luce blu era i miei blues e quella rossa era il mio pensiero
“(da Love in Vain).

Sono stato attento alla pioggia e mi porto via i miei blues
vado e ci resto tutto il giorno alla distilleria
” (da Preachin’ blues).

Ciò ‘sta donna di cuore gentile
per me fa ogni cosa al mondo
ma ‘ste donne di cuor diabolico
gente, mi stan perseguitando
io amo la mia bimba
la mia bimba non m’ama
ma io l’amo veramente quella donna
lasciarla stare non mi torna
mica c’è niente altro
che spinge il signor johnson a bere
mi fa male come mi tratti, bimba
incomincio a pensare
è una donna di cuor gentile
studia il male continuamente

(da Kindhertarted woman blues).

Quando invece Robert tratta temi forti quali il tradimento ed il patto faustiano la chitarra e la voce assumono un ritmo incalzante, rabbioso e potente:

Presto stamattina quando alla porta mi sei venuto a bussare
e io ho detto:Ehi ciao Satana, mi sa che è ora di andare
io e il diavolo camminiamo fianco a fianco
e adesso picchio la mia donna finchè non me ne stanco

(da Me and the devil blues).

Sono uno che lavora duro
lo sono stato per molti anni
e una certa signorina spende i miei quattrini
bè, bimba, così mica si può andare avanti

(da I’m a steady rolling man).

Continuo a bere latte al malto
tentando di tirar via il magone
bimba, preparami un altro drink
e abbraccia un’altra volta il tuo uomo
la maniglia continua a muoversi
forse attorno al letto ho degli spettri
ho ‘sta calda, solita sensazione
e in testa ho i capelli dritti

(da malted milk).

Ancora oggi la vita di questo ragazzino analfabeta che diventò il Re del Blues rimane un mistero, pochissime notizie, molte leggende ed una sola certezza: Robert Johnson possedeva quell’istinto che gli permetteva di cantare la malinconia dell’uomo, ovvero AVEVA IL BLUES (to have got the blues come dicono gli Americani). E’ affascinante la figura di questo viandante blues, la figura dell’eroe-perdente, dell’uomo malinconico e appassionato lungo le strade assolate e polverose, lungo i binari del Delta del Mississippi, all’avventura, sempre alla ricerca di qualcosa, di una casa, di un posto tranquillo dove poter scrollarsi di dosso i blues e riposarsi, ma è un sogno irraggiungibile e Robert sa che il suo senso di tormento e disperazione non potrà pacarsi proprio perchè la sua visione del mondo è pessimista ed esclude ogni possibilità di salvezza.C’è una frase di Rudy Blesh, uno storico blues che mi è rimasta impressa e che riassume perfettamente il pensiero e il disagio di Robert Johnson: selvagge e terribili, le note dipingono una terra desolata, buia e senza stelle, percorsa dall’urlo di un vento gelido e sferzata dalla pioggia. Una figura solitaria e tutta coperta di stracci risale a fatica la collina. Sotto il braccio tiene una chitarra legata al collo da una corda da impiccato.

(bravo uomodiblues)

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