Congresso Pd, Renzi non sceglie e lancia il “partito del 26 ottobre”

Qualcuno lo chiama il partito della scheda bianca. Matteo Renzi, il sindaco di Firenze, il trionfatore delle primarie più “sanguinose” che la (breve) storia del Pd ricordi, quelle fiorentine appunto, suggerisce di chiamarlo il «partito del 26 ottobre». Quello di chi, vista l’aria che tira, preferisce saltare a pie’ pari tutta la partita e guardare al dopo-congresso.

«Io mi iscrivo al partito del 26 ottobre – ha detto Renzi ieri sera, ospite della festa del Pd fiorentino – cioè a quello del giorno dopo le primarie, che dovrà trovare la via politica per sconfiggere Silvio Berlusconi, perchè il premier lo si può sconfiggere solo con la politica».

Quanto al congresso: «Non ho preso posizione finora e non credo lo farò». Anche il sindaco di Firenze Matteo Renzi, dunque, come Sergio Chiamparino, tra i candidati in campo, sceglie di non scegliere. E conferma che non appoggerà nessuno dei tre candidati alla carica di segretario del Pd al congresso di ottobre.

«Il congresso lo avrei fatto un pò meno complicato», si lamenta Renzi, che, anche quanto a candidati, avrebbe preferito vedere qualche novità in più. «Mi sarebbe piaciuto vedere candidati due giovani come la Serracchiani o Civati», confessa il giovane sindaco di Firenze, che, dopo la vittoria alle primarie fiorentine, era finito nel novero dei possibili leader alternativi del Pd.

Un orizzonte che il sindaco di Firenze probabilmente non ha affatto accantonato. Anche se spiega: «Voglio continuare a fare il sindaco».

Comunque: meno male che ci sono le primarie. Strumento di cui Renzi è ancora Paladino. Sono «sempre meglio che un candidato scelto e calato da Roma, come avviene nel centrodestra», osserva Renzi, che, schermendosi, si rende omaggio: «A Firenze le primarie non sono state vinte da me, ma dal Pd che per sei mesi è stato in mezzo ai fiorentini».

(l’Unità, 12 settembre 2009)

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