maschera
E’ un pò che non scrivo e ormai questo blog inizia a sembrare il mio quaderno della 1ma media.
Non scrivevo neanche i compiti (così avevo la scusa per telefonare a S tutti i SANTI POMERIGGI), ma era pieno di ritagli e cose riscritte.
Però ora scrivo.
Ho cambiato lavoro, ho detto ciao ad Eutelia con mio profondo rammarico.
‘Sarai mica scemo?’ , diranno gli affezionati lettori, ma non lo sono affatto.
Perchè io con quelle persone ho condiviso parecchie cose, volente o nolente.  Ed ora li ho lasciati lì, a sperare che accada qualcosa. Non che io fossi importante per chissàcchè…
Sono (ri)passato Venerdì da quelle parti (avevo un colloquio, ma questo è un altro capitolo), e mi ha fatto male vedere che in una piena giornata lavorativa in azienda ci saranno state una cinquantina di persone. Venti stavano facendo una riunione fuori, altri venti erano dentro che facevano il karaoke. Ma non si divertivano mica…
Siano maledetti tutti quelli sono causa della situazione in cui li (ci) hanno ridotti.
Come fanno a non rendersi conto dello stato pietoso in cui si trova una persona che non può fare quello che ha sempre fatto? Sanno cosa significa tornare a casa la sera e sentire sulle proprie spalle la fatica di una giornata buttata al vento? Sanno cosa si prova a guardare in faccia i propri familiari e trovare quell’espressione malinconicamente accondiscendente, quell’espressione che ti dice ‘poverino, non è colpa tua’? e che ne sanno di quelle odiose faccie che non fanno che evidenziare il fatto che sei al limite della decenza perchè non hai avuto la forza  nè per cambiare le cose da dentro nè sbattere la porta e andare via?
Ma che ne sanno.
Comunque ora non sono più là. Sono qui.
Questo è il primo pomeriggio in cui posso “distrarmi” cinque minuti. Si lavora e parecchio. Addio uscita alle 17,30 addio ticket (che avevo comunque salutato da tempo), addio parecchie altre cose, come la distanza relativamente ridotta da casa.
Chissà che non decida di cambiare di nuovo, da qui a poco.
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