Freno-frizione-scala-accelera. E’ una mania.
Poco importa che la formula uno non ce l’ha. Il rally si.
E’ dentro di noi.
Una mania che è’ nata con i primi giochi di macchinine.
E’ nata quando facevamo con la pernacchia il suono smarmittato e mettevamo le mani su un volante immaginario, era enorme.
Già lì cambiavamo le marce. Scalavamo prima di sorpassare o di fare una salita complicata. Quelli bravi facevano pure la doppietta.
E poi ci ha fatto sentire uomini forti il vedere che le ragazze facevano spegnere la macchina; perchè loro mica smarmittavano da piccole.

Noi si. E ci siamo fregati lì.

Perchè in questi giorni sto guidando una macchina col cambio automatico.
E’ una goduria. Il viaggio è più riposante, non fa male la gamba quando sei nel traffico da 2 ore e puoi suonare meglio la batteria nei pezzi potenti.
Però mi sembra di aver tradito qualcosa che non so dire; non mi sento onesto, ecco. Come quando butti un’occhio sulle carte di chi ti sta vicino a poker. Non cambia niente ma non si fa.
Il cambio automatico è da americani, che mica sanno guidare con tutti quegli sceriffi che ti fermano se corri.
Io sono uno di campagna, e in campagna non ci sono sceriffi.
Io scalo e sorpasso.

Però quando la mia carrozza ha finito la sua unità astronomica ne prendo una col cambio automatico.
Alla faccia della campagna.

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