Le ultime prove non sono proprio le ultime prove.
Nel senso che sono le ultime prima di suonare, e domenica si suona.
I pezzi vengono a memoria, gli stacchi a puntino, i suoni sono quelli giusti.
E’ tutto perfetto. I soli scorrono, hanno senso, gli strumenti si rispettano l’uno con l’altro nei volumi, si fanno crescere i pezzi.
E’ tutto così bello che qualcuno riesce a chiudere gli occhi e farsi addirittura il suo viaggetto pentatonico di quattro giri.
E sono così belle le ultime prove perchè in fondo tutti, ma proprio tutti, sanno che poi quando si è lì sul palchetto, con l’adrenalina che sale, con qualche birra in più nella pancia, con la gente che si domanda ‘vediamo un pò mò che fanno’, con qualcuno che sogna che un giorno quel palchetto vorrebbe proprio provarlo così come l’abbiamo sognato anche noi, quei pezzi che vengono così bene saranno più difficili e sicuramente non verranno bene come sono venuti nelle ultime prove.

Stasera il nostro amico che ci ospita nella saletta si è fermato lì a sentirci.
Si è acceso la sigaretta dopo aver regolato qualche volume, si è seduto sulla sedia e ha aspettato.
Ha ascoltato due ore di quel rumore che noi chiamiamo blues.
Poi alla fine ha detto ‘Se suonate così non ce n’è per nessuno. Devo dirlo, siete proprio bravi”.
Ecco perchè io suonerei solo per le ultime prove. Perchè poi Domenica, quando ognuno smonterà la propria attrezzatura, un pò bevuti e un pò stanchi, non ci sarà nessuno che ce lo dirà con questa sincerità, con questa gratuità.

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