Descrivere le sensazioni che mi ha trasmesso questo libro è veramente un’impresa.
Nei confonti dei capolavori, non sono io a dire che Cecità lo sia, è sempre difficile esprimere un’opinione e il timore riverenziale inibisce e spaventa perchè è dietro l’angolo il rischio di apparire frivoli rispetto ai tantissimi giudizi che sono stati dati.

E’ il mio secondo libro di Saramago e per la seconda volta mi è capitato di rimanere completamente travolto dalla sua narrazione. Come nell’ascolto di un musicista virtuoso, semplicemente mi perdo, incantato tra la meraviglia della tecnica e lo stupore per le soluzioni trovate; rimango fermo, a bocca aperta, a sperare che non finisca mai. Non mi interessano tanto l’originalità e l’efficacia della trama, quanto il modo in cui viene esposta. Eppure ogni tanto devo interrompere la lettura per far decantare e meravigliarmi di quello che mi sta raccontando, per capire meglio le situazioni che descrive. Forse faccio la parte dello stolto che guarda il dito anzichè la luna, ma non mi vergogno a dire che in questo libro non sono riuscito a capire qual’era il dito e quale la luna.
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I personaggi non sono solamente dei personaggi. Sono modi di essere di ognuno di noi, dal bambino strabico al cane delle lacrime, dai militari alla meravigliosa moglie del medico, dai ciechi malvagi alla vicina della ragazza con gli occhiali scuri. In ogni tipologia di persona (l’uso dell’impersonalità si comprende e si ama solo proseguendo nella lettura) c’è un modo di percepire la realtà che rispecchia in pieno ogni pregio e ogni difetto dell’essere uomo.
Improvvisamente una assurda cecità, il mal bianco, congela il mondo. Tutto quello che è familiare diventa avverso, ognuno perde il controllo del proprio ambiente e quindi inevitabilmente di se stesso. Solo, non a caso, una donna rimane immune e si fa carico prima del marito, poi di tutti gli altri personaggi come solo una donna sa fare.
Sembra non esserci spazio per alcun sentimento in quel mondo che miseramente si decompone, invece i sentimenti si trovano discretamente incastonati in piccoli gesti, in pochi attimi di serenità, in una straordinaria normalità che li rende esplosivi: mi hanno travolto, spaventato, intenerito e commosso.

L’ho messo a posto in libreria, ma in una posizione comoda: sicuramente vorrò rileggerne qualche pagina ogni tanto.

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