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Non ho davvero niente da dire su questo libro.
Ne ho completato la lettura solo ieri sera, ma già sembra così lontano… in realtà lontano non è il termine corretto. Il fatto è che alcune pagine sono entrate dentro di me così profondamente che ormai le sento mie. Fanno parte di me.

Non sto dicendo che sono tutte meravigliose. Alcuni racconti li ho trovati “eccessivi”. Come in quelle architetture barocche dove il bello è così dappertutto da sembrare troppo.

Però alcune pagine, alcune frasi, mi sono semplicemente entrate dentro. Sono rimasto incantato di fronte a un “poco sorrideva ma quando”. Sembra uno scherzo, un errore. E invece è il preludio ad uno dei sorrisi più belli che io abbia mai immaginato.
Mi sono di colpo ritrovato da solo in una corsia d’ospedale. E ho avuto consapevolezza di quanta verità ci sia dietro alla semplice costatazione che “Un ragazzo non dovrebbe trovarsi da solo quando la vita d’improvviso somiglia a un rumore di passi che in una corsia vanno verso il fondo”.

Forse esagero. Problema mio.
De Luca mi entra diritto nella testa, nella pancia. E poi me lo ritrovo là.
Ormai è là. In alto, a sinistra.

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