Giorni fa ho ricevuto una mail contenente un brano di Elsa Morante con il quale sembra venga descritto il nostro Capo del Governo, quando in realtà si parla di Benito Mussolini. Una mezza specie di catena, del tipo “invia questo messaggio a tutti quelli che…”. Sono l’incubo dei miei amici, perchè  spesso queste cose risvegliano il Paolo Attivissimo che è in me, poi faccio  sapere al destinatario il risultato dell’indagine e mi assicuro che vengano inviate le dovute rettifiche… (si, non mi scrive mai nessuno, mi sento molto solo). Così ho fatto una piccola ricerca e ho scoperto che il testo della Morante era parzialmente contraffatto.

Non è questo che mi ha colpito.

Ho completato da qualche tempo la lettura del premio strega 2010 “Canale Mussolini”, scritto da Antonio Pennacchi, quello che dopo una storia di militanza nella CGIL e nella sinistra comunistacosì si candiderà alle prossime comunali di Latina nelle liste di FLI (proprio non lo so se ce la faccio a farcela in questo mondo così complicato).

E’ un libro bellissimo. L’ho sentito parecchio, perchè a casa mia arriva la “puzza” della pianura pontina, perchè al suo interno vengono citati posti che conosco bene, l’ospedale in cui sono nato e il paese in cui sono cresciuto. L’ho sentito perchè mi ha spiegato anche un pò di quella “stranezza” che rendeva simili i miei compagni al liceo provenienti da quelle zone, così come i ragazzi che conosco di Latina.
Insomma,  avrei voluto scrivere qualcosa su questo libro, perchè ormai ho preso il vizio e mi piace fermare qualche pensiero per ricordare meglio le pagine che hanno scandito il mio tempo per giorni. Con “Canale Mussolini”  sarebbe stato faticoso, perchè è un romanzo epico, racconta la storia di una famiglia che dal veneto si trasferisce nella pianura pontina, ma in mezzo ci sono un paio di guerre, la storia del fascismo, dei fascisti… Insomma: avrei voluto ma non l’ho fatto e non lo farò;  è troppo impegnativo scrivere qualcosa su una faccenda così complessa.
Canale Mussolini
Però è un libro che si riaffaccia frequentemente nei miei pensieri. L’ha fatto anche quando ho ricevuto la mail che dicevo, col testo della Morante, dove ho letto questa frase in particolare: “il popolo italiano è cosìffatto da dare i suoi voti piuttosto al forte che al giusto; e se lo si fa scegliere fra il tornaconto e il dovere, anche conoscendo quale sarebbe il suo dovere, esso sceglie il suo tornaconto“.

In un attimo mi sono tornati in mente tutti i personaggi di Canale Mussolini. Le vicende semplici che hanno portato chissà quante persone a ritrovarsi fasciste con gli occhi abbagliati da una miriade di falsità e illusioni, le considerazioni fatte durante la lettura,  le analogie trovate tra quel presente e il nostro. E se c’è una cosa che devo ricordare in questo libro, è che mi ha trasmesso una visione positiva sul nostro tempo. Non so nemmeno se fosse nelle intenzioni dell’autore, però in questa nostra italietta del bene contro il male che va scelto anche per andare a mangiare una pizza, siamo spesso (almeno io lo sono) portati a pensare di far parte di una fazione giusta e saggia, mentre tutti gli altri sono dei plagiati, poverini.

E invece mica è così. Gli italiani non sono tutti come dice la Morante, perchè si, alcuni sono proprio dei coglioni, ma altri, molti altri, hanno semplicemente una storia diversa. Un bagaglio di esperienze differenti, che in questo particolare momento li portano a fare valutazioni che non sono per forza sbagliate; sono semplicemente differenti dalle mie. Per leggerezza, disinformazione, trascuratezza, noia, come vi pare.

Ecco, tremila parole  per fare un discorso patetico e buonista. Il fatto è che un conto è dire alcune cose quando si parla al bar, per timbrare il cartellino nella presenza del discorso, altro invece è esserne consapevoli. E pare che la consapevolezza uno la possa trovare pure sedendosi sotto un fico (…chi era costui?!). Io questa consapevolezza l’ho trovata sentendomi ignorante della mia storia di fronte alle pagine di questo libro.

Tanto si doveva. Che fatica…

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