Ciao Antonio,
permettimi di darti del tu, spero non sarai affezionato ai formalismi.
Ieri mattina una cara amica mi ha girato il link e ho letto la tua LETTERA DI UN COMUNISTA A PIERLUIGI BERSANI.
Non sono affatto d’accordo con te, Antonio. Per niente proprio.
Vedi, io ho trentacinque anni. In questo buffo paese è una età in cui ancora si può essere chiamati giovani. La prima volta che ho votato, Berlusconi era già là. Mio padre è un socialista craxiano convinto, io mi sono sempre detto “di sinistra”, ma i socialisti non mi piacevano. Le mie prime attività politiche le ho fatte in un piccolo circolo dell’allora Partito Popolare, molti tra i miei migliori amici erano iscritti ai DS.
Io sono orgoglioso della storia della sinistra italiana. Non mi vergognerò mai di aver nostalgia di Enrico Berlinguer, anche se non rappresenta un patrimonio della mia generazione. Ho un bimbo di quattro anni col quale ho cantato Bella Ciao per il 25 Aprile, ne sono fiero.

Però, detto tra noi… Antò… basta, dai.
Basta con le bandiere rosse, basta con il faccione del Che.
Basta con questo sentirsi superiori a chi non la pensa come noi, a chi non ha la nostra storia e i nostri miti.
Basta con gli stereotipi che hanno messo questo paese in mano alla destra.
La società è cambiata, il mondo è cambiato.
Se non capiamo questo siamo come quei leghisti che nei bar ancora inneggiano alle barriere per non far entrare i cinesi…

Il rosso non basta più solo per le bandiere.
Ora serve il rosso negli occhi. Bisogna vedere rosso per studiare, per farsi trovare pronti, competenti e preparati.
Serve il rosso per trovare quella maledetta ostinazione che ti fa rientrare la sera a casa alle otto dal lavoro e ti spinge a uscire alle nove per organizzare qualcosa di concreto da fare per il tuo territorio.
Questo è il rosso di cui c’è bisogno. Quello dalla passione, quello del fuoco e della rabbia.
Non quello delle bandierine che tanto ci piacevano alle manifestazioni in piazza.

Dici che non avresti mai immaginato che “un esponente rosso potesse vedere sbiadire il suo colore naturale e appoggiare il nucleare come soluzione per il futuro di questa penisola“. Mi sembra che le posizioni possano essere nette anche senza stracciarsi le vesti o darsi fuoco gridando. Il PD sta chiedendo di andare a votare SI al referendum. Abbiamo bisogno di un sottotitolo?
Certo che poi bisogna pure parlarne di questo benedetto problema energetico. Perchè noi vogliamo andare a governare non per mettere la bandierina sulle poltrone, ma per cambiare questo paese!
Un paese in cui “proporre soluzioni al precariato, soluzioni per i disoccupati” è diventato un lusso, perchè questa caricatura di dialettica politica, riduce tutto ad una contrapposizione tra le le forze del bene contro quelle del male. Un referendum continuo che non è solo nelle tv, è dentro di noi. Hai provato ultimamente ad organizzare un comitato o a coinvolgere un’associazione per fare qualcosa (qualsiasi!) di buono per la collettività?
Ti assicuro che basterà la minima distrazione e ti ritroverai davanti le caricature dei nostri governanti…
E ancora, quando dici ricordo quando eravamo uniti e ci aggregavamo dalla parte dei palestinesi, mi fai pensare ai miei compagni di circolo quando dicono che nel PCI le idee erano più chiare, le campagne elettorali si facevano diversamente, non c’erano tutti i problemi che si creano ora. Ogni volta mi permetto di ricordare che il PCI era un grande partito, con una grande storia e una grande struttura. Ma non ha mai governato. Vedi, noi saremo stati pure solidali con i palestinesi, ma non abbiamo mai avuto un’idea su come risolvere i loro problemi. Forse preferirebbero, non credi?!
Qua c’è da lavorare parecchio, caro Antonio.

E bisogna ricominciare con basi differenti, con nuove prospettive e diversi punti di vista.
Il nostro è un partito complicato. Non c’è uno che decide e altri seguono, perchè noi siamo fatti così.
Non dico che siamo “migliori” di altri, dico solo che siamo diversi. Noi democratici ci interroghiamo, chiediamo, approfondiamo, cerchiamo nuove soluzioni, proponiamo.
Siamo democratici prima di fatto e poi di nome.

Anche a me non piace questo partito, cosa credi?
Lo vorrei migliore.
Lo vorrei chiaro e stabile, non opaco e isterico come a volte sembra essere.
Lo vorrei veloce ed efficace, non elefantiaco e inconcludente come è stato in varie occasioni.
Lo vorrei capace di comunicare, non costretto ad arrancare per far capire AI PROPRI ISCRITTI (!) le posizioni prese.
Lo vorrei pronto a mettersi in gioco su tutto.

Però ti prego: basta.
Basta con le energie sprecate per fare opposizione interna all’UNICO partito di opposizione, al quale rimproveriamo anche i danni fatti da chi sta governando.
Guardati intorno.
Il presente è fatto da generazioni che il sessantotto l’hanno visto solo al cinema, mentre fuori c’era un mondo diverso. Un mondo di contratti a tempo determinato da una parte e pensioni d’oro anche dei nostri compagni dall’altra; un mondo di sindacalisti “comunisticosì” viscidamente impastati con gli interessi delle dirigenze aziendali; un mondo di dirigenti pubblici promossi per il solo merito di saper sventolare la bandiera giusta al momento opportuno. Anche rossa.

Grazie, Antonio. Davvero.
Ma il nostro è un partito democratico fino alla fine. La tua è un’opinione sacrosanta, rispettabile e onesta perchè dettata da un sentimento profondo. Però anche no.
Siamo tutti utili e preziosi, ma lavoriamo insieme per cambiare in meglio questa italietta, non per ricostruire qualcosa di cui abbiamo nostalgia solo perchè i ricordi, quelli si, stingono e sbiadiscono.

Ti abbraccio

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