Non ho mai digerito molto la parola indignazione.
Perchè, per dirla alla nicoletti, l’indignazione è quel sentimento che porta alla disconferma. L’atteggiamento dell’aristocratico che torna a casa e guarda con disprezzo il giovane idraulico che con le mani e i vestiti sporchi gira nella sua villa. Magari facendo finta di non sapere che la moglie chiama quell’idraulico ogni tre giorni…

Non penso che i nostri politici, dirigenti, amministratori, non siano DEGNI.
Non è indignazione che provo nei loro confronti.
Provo disprezzo, sdegno, rabbia e a volte rassegnazione nei confronti di alcuni che proprio non sono in grado di fare meglio.
Insomma, più che indignato mi sento leggermenteincazzato, ma capisco che giornalisticamente il termine non tiri.

Ho un’immagine fissa di quello che è successo a madrid.
Da una parte dei ragazzi, gli indignados. Quante speranze dietro a quei vestiti da zecca…
Dall’altra ragazzi casinari della GMG, come lo sono stato io e come lo sono state in questi giorni le ragazzette del coro nel quale ho suonato la mia chitarrina per tutto l’inverno.
Al centro altri ragazzi, in divisa. Cazzo di caldo con quelle divise scure del battaglione. Hanno una stoffa pesante che ti si appiccica addosso e ti fa sudare anche l’anima.

E quello che molti preti, giornalisti, attivisti, politicanti e interessati non hanno capito è che magari c’era parecchia gente che come me, poteva benissimo essere a proprio agio nel gruppo degli indignados, così come in quello dei cattolici, oppure tra le forze dell’ordine a fare il proprio lavoro.

Non l’hanno capito perchè la loro testa è così piccola che non c’entra una visione generale, devono per forza creare etichette e categorie da rappresentare e portare allo scontro, così da avere motivo di esistere.
Ecco perchè con voi non andremo mai da nessuna parte.
MORTI!

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