E poi se la gente sa, e la gente lo sa che sai suonare, ti trovi a vivere situazioni ricorrenti.
Tipo “anch’io a casa ho una chitarra, ma una corda s’è rotta. Se te la porto ci vuole tanto a montarla? Ti porto pure la corda, eh… quale devo prendere?”
E tu sorridi mentre vedi già la faccia di tua moglie che guardandoti rientrare non inserirà pause tra i concetti “che altro cadavere hai rimediato”-“Mi raccomando, sta monnezza lasciala due mesi in giro per casa”-“E io pago”.

Poi, un mese dopo, mentre smonterai le corde sporche e arrugginite, mentre pulirai il manico e lubrificherai le meccaniche, ti accorgerai che i tuoi movimenti hanno sbloccato qualcosa nella cassa armonica. Preoccupato infilerai allora la mano nelle viscere della chitarra, affidandoti al fato.
Si, perchè in quelle casse armoniche puoi trovare davvero di tutto: sabbia, terra, rimasugli di sigarette, erba (non buona), giocattoli, pezzi di salame del ’72, bracciali anni ’80, fotografie, conchiglie, fazzoletti sporchi, plettri in osso di dinosauro, viti, bulloni, insetti e lampadine.

Questa volta ci ho trovato un semiputrido sacchetto di antitarme alla fragranza di lavanda, come quelli (ma è più probabile che fosse proprio UNO di quelli) che metteva poranonna nel baule della biancheria… non mi era mai successo. Toccandolo il mio primo pensiero è stato un qualcosa del tipo “macomecazz@#***[…]#*tutteiolevadoaprenderepork*ff@ulo#*§avevaragionemiamoglie!“.
Che poi a me la lavanda piace pure, ci sono posti con dei campi di lavanda che figurati, insetti a parte, certo.
Mi sono anche spiegato quel profumo tipo di incenso che mi aveva fatto pensare ad un segnale divino nel momento in cui l’avevo presa in mano (lalllluceeee!).

Giorni fa, restituendola a chi la riappenderà al muro, è stato più forte di me: “però parliamone un attimo, davvero. Quale percorso mentale ti ha portato a mettere una cosa del genere là dentro? Voglio dire, le chitarre normalmente [l’ho detto proprio in corsivo] non tendono a puzzare, lo sapevi?”.
L’espressione prima era tra l’imbarazzo e il divertimento (solidarietà con gli altri che ridevano), poi s’è trasformata in dubbio atroce (“cos’altro avevo messo là dentro?”).

Così, mentre mi godevo tranquillamente la mia piccola vendetta, approfittando di un attimo di silenzio, il mio amico si è girato verso di me e ha detto “serviva per improvvisare sulla scala aromatica!”.
La scala aromatica…

Tre ore di inutili quisquilie solo per ricordarmi questa frase.
D’altra parte il blog è mio…

p.s.
Lui è uno che ti spiazza sempre.
Come quando si è licenziato, un mese fa.
E come quando poi è tornato per dare una mano.

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