Volete sapere perché scrivo?
Qual’è la vera ragione, la più asciutta, quella proprio inoppugnabile, al netto di ogni chiacchiera?
Ve la dico: per avere il tempo di dare la risposta giusta.
Il mio problema è che manco di prontezza. Ecco perché detesto i miei pensieri. Se invece di avvitarsi su tutto mi offrissero una valutazione sintetica delle cose che capitano, allora si che riuscirei a rispondere a tono (soprattutto a tema) nel momento in cui serve.

La risposta che avrei dovuto dare mi viene sempre in mente quando torno a casa. Precisamente nell’atto di infilare la chiave nella serratura del portone. E’ allora che mi compare davanti agli occhi, ma proprio come se la vedessi, una frase compatta, essenziale, musicale, d’impeccabile logica; che inibirebbe qualsiasi tentativo di replica.
E a quel punto mi mangio i gomiti.
Perchè non posso certo alzare il telefono, chiamare la persona che ha vinto il match dialettico e dirle: “Ehi, comunque, a proposito della nostra discussione, vorrei aggiungere che…”
Non si può fare, non vale più.
Nella vita vera non posso cancellare, tornare indietro, ripensare a quello che ho detto, correggerlo.
Allora scrivo.
Per prendermi la rivincita sulle parole.
Per raccontarmi come sarebbe andata se avessi scelto quelle giuste.

Vincenzo Malinconico, il mio eroe.
Consigliatisssssssimo.

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