Il mondo è una palla rotonda leggermente schiacciata ai poli. 
Ed essendo palla che fa? Rotola.
È chiaro, che la terra si muova non è una novità. L’ha detto qualcuno che tra l’altro deve essere anche finito in galera.

Sì, ma ultimamente sta succedendo un fenomeno strano. Molto strano. Si sente. Si sente che si muove. Si ha proprio come la sensazione che il terreno sia alquanto malfermo. Sì, è un movimento direi sismico, continuo. Ondulatorio o sussultorio? Va be’, non andiamo nel difficile. Insomma si fa fatica a stare in piedi. Manca proprio l’equilibrio.

All’inizio credevo che fosse un fatto mio, personale. Ero un po’ preoccupato.
Poi guardandomi più attentamente in giro mi sono accorto che la gente non è perfettamente in asse. Sono tutti un po’ traballanti. Tutto un’umanità che dondola, sbanda, slitta, cerca di stare in piedi in qualsiasi modo.
Riuscire a stare in piedi su un terreno instabile, insicuro, non è cosa facile. Ma dopo un po’ ce la si fa.
Certo non si può pretendere che uno concentrato com’è per stare in piedi possa occuparsi degli altri, del mondo. Insomma, possa pensare. Nooo.
Ma a parte questo, la gente non ci fa neanche molto caso.
Ma sì, l’uomo si abitua a tutto. Ognuno c’ha il suo traballio: chi a destra, chi a sinistra… il centro non c’è più. La gente si incontra per la strada, normale, si saluta, le solite frasi di circostanza: “Come va, signora?” “Eh, insomma, ci si barcamena” “Eh, beata lei che ci ha il culo basso!”…
Dopo un po’ si riesce anche a darsi la mano. Tac! Centrata! “Vuole un caffè? È già mischiato”.
Ma sì, basta abituarsi.
Basta non cercare punti fermi che tanto non ci sono. Dopo un po’ diventa tutto come prima.
Per forza: l’abitudine è il surrogato della normalità.

Gli amori continuano a nascere, teneri e traballanti.
Anche gli amplessi sono meno faticosi. Basta sintonizzarsi col dondolio e tutto va da se. La riproduzione della specie è salva.

Alcuni poi, non so se più incoscienti, più spensierati o non so cosa, non si sono proprio accorti di nulla, stanno benissimo.
Per forza, l’ignoranza è il surrogato della felicità.

Giorgio Gaber, Sandro Luporini

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