Come intrappolato in una bolla di tempo, fermo in un momento che non trova termine, che non riesce a raggiungere il suo compimento.
Sei là con la testa affollata dai “perchè?” che ti feriscono come frecce scagliate da mille archi.
E’ vero, in fondo te lo aspettavi, ma continui a cercare anche un solo motivo valido.
Ti diranno che aveva lanciato tanti piccoli segnali, che aveva provato a dirtelo, ma tu non hai capito.
Ma in questa bolla di presente niente conta e ti domandi “perchè proprio adesso?“.

Mi ha lasciato con un ultimo amorevole gesto, non voleva essere di peso a nessuno.Sul rettilineo che percorro ogni giorno, proprio dov’è il mio meccanico. Sono riuscito ad entrare nel piazzale in folle, poi si è fermata al centro come per reclamare l’attenzione che le ho sempre negato.
Sono sceso incredulo, con la paura nel cuore. Ho ripensato alle ultime settimane in cerca di alternative, che in fondo non ho trovato perché non volevo lasciarla.
L’ho guardata nei fari. Occhi sui quali era sceso da tempo un velo giallastro, poi lo sguardo è corso ai giravite che ultimamente reggevano il vetro lato guida, poi su quello che rimaneva dell’antenna, poi tutte le cicatrici lasciate da me, dal tempo e da chissà chi altro. Poi di nuovo le ho guardato i fari e ho capito che quella era stata la nostra ultima volta.

La nostra prima ultima volta e i pensieri sono volati al nostro primo lungo viaggio (con il lettore cd a batterie perchè ancora non avevo comprato l’autoradio), il primo graffio (causato da mia madre, era anche il primo prestito), la prima multa (a Perugia, cartello di divieto di sosta nascosto dai rami di un albero), il primo tamponamento causato (una poliziotta rimbambita alla guida e parecchio furba sul cid) e il primo subito (un furgone sul gra, all’uscita della galleria dell’appia). Poi altre prime volte che rimarranno solo tra noi.

298.000 Km insieme, non ti dimenticherò mai.
Buon viaggio amica mia.
Addio.

p.s.
porcamignotta.

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