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Nei giorni scorsi ho ricevuto via facebook, sms, email, google+ (si, TUTTO), degli allarmanti e inquietanti inviti a “BLOCCARE I 18 MILIARDI PER COMPRARE CACCIA BOMBARDIERI”.

La mia acidità di base mi porta ogni volta a combattere contro la tentazione di rispondere che questa “notizia scioccante” la conosco da parecchio, ma la questione non è questa.
O forse si, ma le cose cambiano, i tempi cambiano. E dire che una cosa non va fatta “perchè è brutto” non mi bastava da ragazzino, figuriamoci ora.

Faccio un pò di ordine alle mie idee.
La prima volta che ho letto questa notizia dei 13 miliardi per gli aerei da guerra era il 2009, grazie a peacelink.it (consiglio) e peacereporter.org (agenzia di emergency, oggi trasformata in eilmensile.it consiglio anche questa).
Da subito non mi piace e nel mio piccolo provo a parlarne con le persone che incontro, tanto da diventare quasi un chiodo fisso. Stranamente non sono riuscito a cambiare il mondo (ma pensa!) perchè quando ne parlo alcuni mi bollano come “caratteristico”, altri come “la solita zecca comunista”, altri ancora come “il parrocchiano illuso”. Fatto sta che continuo a seguire questa storia di cui nessuno parla per diverso tempo. Un paio di anni fa ho avuto occasione di parlare con un deputato componente della commissione difesa, che mi ha detto (non senza un certo tono di “caro bambino sognatore che mi fai tanta tenerezza”, irritante non poco): “Guarda, le cose non stanno proprio così. Io sono pacifista come te [EH!] e l’idea di comprare aerei da guerra non mi piace per niente, ma ho studiato parecchio, con la commissione ci siamo incontrati con diversi esperti, siamo andati a visitare siti… ” poi ha snocciolato una serie di dati che non riuscivo nemmeno a memorizzare (lo ammetto,  non capivo) per dimostrarmi la concreta possibilità che dire “aereo da guerrà è brutto”, fosse un pò una mezza cazzata.

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Così quella sera, dopo essermi inflitto un pesante cazziatone, mi sono impegnato con me stesso studiare di più.
Un pochino l’ho fatto e oggi sono arrivato alla conclusione che le mezze posizioni sono la causa di ogni male.

Prima di andare avanti nel mio soliloquio, vorrei ripetere le cose che ora so, in serie:

  • mediamente, nel mondo, gli stati investono sulla “spesa militare” il 2.5 percento del loro PIL. L’Italia lo fa per l’1.7, a mio modesto parere non per scelta ponderata (per fortuna siamo abbastanza incompetenti anche nella guerra). Fatto sta che l’1.7 mi pare il “minimo sindacale” per un paese industrializzato e con un peso economico come il nostro. Altri spendono poco meno, come la Germania, il Canada e il Giappone, molti altri di più;
  • La flotta aerea dell’Italia fa ridere i polli. Abbiamo dei Tornado (progettati 60 anni fa) che abbiamo preso al discount Tedesco e Francese e  altri pochi che provengono da obblighi di acquisto in trattati con la NATO. In totale ci sono 4 tipologie di aerei che però sono “alla frutta”. Tra un pò non saranno più in grado di volare in sicurezza e nel rispetto delle norme internazionali e la manutenzione per molti ce la facciamo già in casa, un pò come i cubani con le automobili americane degli anni ’40. Comunque le “unità” aeree sono in tutto 450 (circa, magari qualcuno in questi giorni è stato rottamato).
  • Nel piano dell’acquisto degli gli F-35 è prevista la dismissione per i mezzi più obsoleti,  così facendo si ridurrebbe di più del 50% il numero delle unità, passando da 450 a 200.

Già questo mi fa capire che forse non parliamo solo di un aerei da guerra-bumbum.
Parliamo di qualcosa di più complesso che rientra pesantemente nella geopolitica e nell’economia del nostro paese, cose che conosciamo poco e male, ma che hanno degli effetti concreti nella nostra vita di tutti i giorni. I numeri in forte aumento della CIGS nel settore delle armi e della metalmeccanica (vera) parlano abbastanza chiaro.
Ora, dirà qualcuno, stai facendo un discorso degno dei tuoi amici al governo che si alleano con Berlusconi e tu illuso ancora gli vai dietro.

Va bene, allora facciamo così: prendiamo una decisione. Da oggi, subito.
Diventiamo uno stato pacifico e pacifista, ci sto.

Da domani rinominiamo le “forze armate” in “forze di servizio” e mettiamo i dipendenti  a fare ordine pubblico, prevenzione e anche servizi sociali. Poi interrompiamo con effetto immediato le nostre missioni militari all’estero e anche tutti gli scambi di “missioni” internazionali con gli stati alleati. Poi usciamo dalla NATO, che tanto non contiamo niente. Poi diamo lo sfratto agli americani che di danni ne hanno fatti e ne continuano a fare troppi. Poi chiudiamo lo spazio aereo alle missioni estere e lo spazio navale al transito di navi da guerra. Su queste due ultime cose però dovremmo essere molto garbati ed educati, perchè, aho, siamo pacifisti, micacazzi.

Sono abbastanza serio, potrei andare avanti ore dicendo che la mia idea di pace prevede anche un certo tessuto sociale che veramente rispetti l’uomo e che non faccia la guerra silente ai deboli, che concepisca il sistema carcerario diversamente, che tratti i migranti come persone che hanno BISOGNO di noi…

Sarebbe una rivoluzione vera. Ma come tutte le rivoluzioni mancherebbe di quel processo di costruzione sociale e sarebbe ad rischio di implosione.

No, mi pare che il pacifismo non sia la chiave giusta per parlare di questo pasticciaccio brutto degli F35.

Potremmo provare con l’approccio risparmiatore, ovvero “13 miliardi di euro per comprare aerei sono uno sproposito, con i tempi che corrono proprio non ci possiamo permettere questo sfizio da generali esaltati“.
I tempi dell’operazione sono quelli che vanno  dal 2009 al 2026. E non è vero che si tratta solo di “comprare” aerei.
I 13 miliardi sono di INVESTIMENTO per entrare a far parte della club che si occuperà della produzione di questi aerei. Se per fare una panda serve un’intera catena di montaggio, con macchinari specifici tarati per ogni pezzo, immaginiamo cosa possa servire per mettere su una fabbrica di F-35. Quindi diciamo che spenderemo più di 700mln l’anno (lo scorso anno non avremmo risolto nemmeno il problema degli esodati con questa cifra) di puntata minima per entrare in questo gioco.
Un gioco che prevede l’acquisto di 135 aerei innanzitutto, ma anche e la costruzione in provincia di Novara di uno stabilimento che avrà l’esclusiva per la produzione per l’area europea e il coinvolgimento di altre nostre aziende per la realizzazione di alcuni componenti con esclusiva mondiale. E che ci permettera di utilizzare un indotto di conoscenza non indifferente, una manna per uno stato che nella ricerca investe ZERO.
Mettiamo sul piatto un’altra cosa: si stima che nel mondo verranno venduti circa 5000 F-35.
Ogni F-35 costa un centinaio i milioni. Una moltiplicazione e una proporzione approssimativa ed ecco fatto che sarebbe sistemata la visione anche del “risparmiatore”, perchè in italia rientrerebbero una ventina di miliardi, nel giro di 20/25 anni.

Proviamo col partito preso, con l’approccio “dell’irriducibile per principio“.
NO, non dobbiamo farlo, anzi usciamo subito da ogni discorso per quei maledettissimi aerei, non dobbiamo nemmeno comprarli.
Si, può fare. Ma dobbiamo tenere in considerazione che abbiamo firmato un contratto e che ci troveremmo di fronte ad una penale salata per defilarci, quindi inizieremmo a pagare  qualcosa che abbiamo pagato per progettare, proprio poco prima che inizi il piano di rientro dei soldi spesi. Inoltre non risolveremmo la questione della merce avariata in frigo, ovvero i vecchi aerei che dobbiamo sostituire (sempre se non diventiamo totalmente pacifisti e pacifici da oggi, certo).

C’è pure un approccio “tecnico“.
L’F-35 è rotto, compriamo una cosa che non funziona.
Basterebbe dire che non stiamo facendo la Salerno-Reggio Calabria, ma questo approccio è anche quello che hanno persone che conosco bene e che se ne intendono. Persone che però  dovrebbero essere consapevoli più di me che problemi i di progettazione si risolvono e che in ogni progetto che si rispetti ci sono modifiche in corso d’opera. Nel caso degli F35, sono i così detti “problemi di dentizione” che sono sorti e che sono stati risolti durante la realizzazione di ogni aereo nella storia dell’aviazione dell’ultimo secolo. Anche le recenti critiche della “corte dei conti americana” (GAO), sono dei moniti affinchè si tenga conto della spesa che verrà affrontata nel percorso di risoluzione, visto che i problemi tecnici sono complessi e molteplici. Ma un conto è dire che ci sono problemi da risolvere, un altro è affrontare il problema come se l’italia stesse comprando auto da un meccanico che ha azzerato il kilometraggio ad una macchina incidentata.

La verità è che ora NON POSSIAMO uscire. Proponiamo, interveniamo, miglioriamo, insomma prendiamo più spazio, più tempo, pretendiamo più garanzie, ma non cerchiamo scuse futili per scappare.

… s’è fatta nà certa, devo chiudere che domani la sveglia suona presto.

Ribadisco: non mi piace l’idea di essere a favore della produzione e dell’acquisto degli aerei da guerra. Penso che l’italia avrebbe dovuto iniziare un percorso per privarsi di un’aviazione di attacco (se non altro), tanto figure peggiori di quelle che abbiamo fatto in Afghanistan per atterrare non potremmo farne.  Avremmo potuto spingere su altre tecnologie militari, proponendo magari per farci produrre droni non da combattimento, che ne so… avremmo potuto fare altro e sicuramente NON AVREMMO DOVUTO INIZIARE.

Ora mettere una pezza e tirarci indietro pare una cazzata enorme. E’ ideologia, populismo, voglia di far vedere che siamo buoni. Ma basta guardarsi intorno per capire che guerra abbiamo dentro, con tutti i nostri odi di parte, le nostre voglie di mandarci affanculo, le intenzioni più o meno espresse di volerci disfare di questo o di quell’altro personaggio. Finiamola, non siamo un popolo di navigatori, santi e poeti. Non siamo nemmeno di “buoni e puri”. Tirarci indietro da questa storia (brutta, si) non ci ripulirà da niente.

Mi piace l’approccio di Gino Strada, che dice

“Non è che non credo nella guerra.

Semplicemente dico che la guerra è uno strumento che non funziona.

Non F-U-N-Z-I-O-N-A.”

Quindi ecco, F-35… acqua.

p.s.

inizialmente volevo mettere diversi link per citare le fonti delle informazioni. Ma anche no: è il caso di spendere una mezz’ora e consultare fonti più attendibili di me. Magari vi fate un’idea diversa, parliamone.

C’è una cosa che ho in mente da un pò di giorni, devo mettere in ordine le idee.

Lo faccio qua, che mi pare che da altre parti c’è sempre qualcuno che sbomballa, quindi in barba al CLOSED scrivo.
Tanto è chiuso.
…vabè.

L’istituzione è qualcosa che prescinde dalla persona che la rappresenta.
Un carabiniere in divisa è un carabiniere, anche se poi quando toglie la divisa va a scippare vecchiette.
Nel momento in cui indossa la divisa ed esercita le sue funzioni rappresenta lo stato. E’ una cosa un po’ magica che accade quando si è istituzione.
Su questa piccola magia abbiamo costruito la nostra struttura democratica.
E’ la figura istituzionale che la tiene in piedi, che la fa esistere nonostante la persona che la rappresenti.
Quando io rispetto una istituzione in realtà sto portando rispetto a me stesso.
L’ho imparato bene quando mio padre era sindaco del paesello.
In pubblico lui era il Sindaco, non mio padre. Anche se dal barbiere o al supermercato ne parlavano malissimo, era chiaro che si riferissero al Sindaco.
E l’istituzione è l’istituzione, mentre la persona è la persona.

Non voglio fare la lezioncina di educazione civica ai bambini, arrivo maliziosamente al dunque e la faccio finita.

Un parlamentare è un onorevole parlamentare.
Ma questo non significa che sia una persona onorevole. Significa che la carica istituzionale che ricopre è onorevole.
Merita onore, perchè per assumere quella carica ha meritato la fiducia di parecchi cittadini (organizzati in partito o singolarmente in cabina elettorale) che lo hanno scelto per essere rappresentati. E sono proprio questi che meritano onore, perchè anche essere cittadini significa essere parte di un’istituzione.
E’ un circuito di rispetto che ci permette di continuare ad essere parte di una struttura che va preservata e garantita, visto che se non teniamo in piedi la struttura e le sue regole, il gioco finisce male. Ma parecchio male.

Quindi anche se sono una muffa, nel momento in cui vengo eletto in parlamento, rappresento dei cittadini che meritano rispetto ed onore perchè insieme a me, anche se con idee differenti o addirittura opposte, sono il fondamento dello stato.

“Onorevole” non è un appellativo personale.
E’ un appellativo istituzionale.
Se per scelta ideologica rinuncio a farmi chiamare onorevole, ideologicamente devo essere giudicato.

E il mio giudizio, ideologia a parte, è che qua c’è qualcuno che oltre a rubarci un’altra parola (come hanno fatto altri) ha le idee pericolosamente confuse.

Monti ha degli occhiali prodotti in Francia, sta’ a vedere che glieli ha regalati Sarkozy.

Secondo me funziona…

😀

Speranze, aspettative, voglia di non essere ridotti a telespettatori ma di essere considerati cittadini, necessità di fare ordine, di rientrare in una parvenza di normalità, di non sentire più parlare di squallori di qualsivoglia natura. Insomma, va bene tutto, davvero.
Però a me questo governo non piace mica tanto.

Perchè dentro c’è troppo clero. (rumore in galleria)
E’ vero, i temi etici sicuramente non verranno affrontati quindi da una parte siamo al sicuro (nel senso che almeno si dovrebbe non peggiorare rispetto ai Giovanardi&Chiappedoro&FamilyDay), ma ultimamente il vaticano era diventato anche oggetto di riflessioni economiche e fiscali. Sarebbe un’occasione sprecata se l’argomento ripiombasse nel silenzio, in perfetto stile “Opus Dei”.

E poi c’è anche il fatto che ieri sera mi è capitato di dire una cosa e poi di capirla meglio, rimanendo addirittura convinto.
Un tecnico verifica la presenza di un problema e studia una soluzione per porre rimendio, quindi la applica. Però noi parliamo di tecnici che adottano soluzioni su una cosa complessa come la società.
Ora, è possibile pure che un politico non trovi una soluzione così valida come quella che può adottare un tecnico, ma in teoria la soluzione del politico è condivisa con i componenti di quella società. Se questa condivisione è pura, se proviene da un percorso veramente democratico, quella stessa soluzione ha una valenza molto maggiore di quella “tecnicamente” valida. E il risultato può addirittura essere migliore di quello raggiunto dal tecnico.

La maggior parte degli italiani si rende conto che la nostra misera classe dirigente in questo momento è d’impaccio, quindi è possibile pure le soluzioni dei tecnici si giovino della condivisione, ma secondo me questa rimane un’innegabile sconfitta.

In ogni caso non credo che sia una deroga alla democrazia. Anzi.
Sono convinto che questo governo sia espressione di un processo democratico… Noi votiamo il parlamento, mica il governo.
Però queste cose le so perchè sono un musicante di campagna, mica EX(yessssssss)-Premier.

Non mi va di aggiungere cose sulla questione Renzi, sul Big Bang, sui cento punti.
Come si vede dalla frequenza di aggiornamento di questo spazio semiserio, ultimamente mi annoio con molta facilità.

Comunque nella testa vuota sento da giorni l’eco di alcuni passaggi del discorso di Baricco alla Leopolda, che non mi ha colpito particolarmente né per i contenuti né per l’autore in sè (anche se oh, eh, Baricco dico, eddai. E mica che… no?!). Però alcune affermazioni sono rimaste e ogni tanto le sento ribollire…

La mia generazione è una generazione che ha giocato coi neri per tutta la vita.

Io ho passato metà vita a cercare di non morire democristiano e l’altra metà a cercare di non morire berlusconiano. Ma vi pare che è una vita?

Io ho cercato di convincere della gente sulla necessità di cambiare la testa, che neanche in una vita gliel’avresti cambiata questa testa. E mai mi è venuto in mente che questa gente non era da convincere, era da superare.
Per cui, la paura di perdere e l’incapacità di rischiare l’abbiamo avuta già noi.
Adesso voi potete andare tranquilli. Non abbiate mai paura di perdere.
che oltretutto secondo me, porta anche un pò sfiga.

Cosa c’è di particolare? Ma che ne so?!
In rete si è pure scatenata una polemica (e come ti sbagli) su Baricco, che sarebbe “il lupo che dice agli agnelli di stare attenti ai lupi” (‘zzo significa, poi?!). Ma ripeto, non è per l’autore.

E’ un periodo strano, questo.
Frequento bella gente che, fondamentalmente per passione, ha preso decisioni impegnative e che sta per mettere in piedi un “qualcosa” che credo assorbirà un pò del mio tempo nei prossimi mesi.
Però ecco, questa cosa del rischiare, del non aver paura, del superare, mi sta particolarmente a cuore.

Io non ho paura di perdere, nè ho paura di dire ad alcuni personaggi che mi sento uomo del mio tempo e il mio tempo li ha superati da parecchio.
Non ho (troppa) paura di rischiare, di mettermi in gioco.
Così come non ho paura di dire che posso farlo adesso perchè adesso è veramente necessario. Domani voglio potermi dire che ho fatto del tutto per fare in modo che non ci sia alcuna necessità di gente come me, che ha l’unico pregio di essere onestamente disinteressata e che esige un ambiente migliore per le persone che ha intorno.

Quindi rischio.
Se va, va e vado avanti con l’obiettivo di spiegare le cose come stanno a coloro che supero.
Se non va li supero ancora di più, perchè faccio una qualcosa per loro inconcepibile: mi faccio da parte.

Ecco. L’ho detto.
Ce ne ho messo di tempo, ma ora l’ho scritto pure.
Verba volUnt (diceva un anziano sacerdote…), ma scripta mica.

Il 15 ottobre, anche noi indignati

L’Italia dei Valori questa indignazione la vive e la esprime da anni, anche quando Berlusconi sembrava invincibile e tutti, anche nell’opposizione, applaudivano le politiche feroci e inutili di Tremonti. 

La questione è che se non c’è senso del PUDORE, non può esserci INDIGNAZIONE.

Ecco, a Tonino&co. manca proprio il primo.

io non ho firmato per il referendum.

Ma non  sono contro per un qualche motivo particolare, ad essere sincero manco ci’ho pensato, ecco.

Solo che immaginavo che dovessi dare una mano a raccogliere firme, prima o poi, quindi semplicemente non ho fatto in tempo.

 

Ufff… Fatto. Che peso che mi sono tolto!

Eh,  che ne sai?! Un domani divento qualcuno e si mettono a spulciare… no?!

fai bene a riconsegnare la tessera del PD, davvero dico.

Una cortesia: non dire che lo fai perchè sei cattolico, dai.

Lo fai perchè sei un egocentrico e perchè ora hai puntato su un ruolo che però, lasciamelo dire, non ti calza per niente, sai?

Scusa se non ti do altra attenzione, ma qua abbiamo parecchio da lavorare, anche per quelli che se ne vanno (e per quelli che invece ostinano a rimanere, porcoggiù! :P).
Vedi, in provincia non regala niente nessuno. E mica possiamo potificare a vanvera, noi.

Dobbiamo sudare, e parecchio. Per fortuna siamo ancora tanti.

Ciao.

La questione è estremamente più semplice, finalmente.

(il tutto solo perpassione)

      nessuna persona, in nessun luogo al mondo dovrebbe astenersi dal sognare di volere cambiare il mondo affinché diventi un pianeta migliore

N. Mandela

io

mi[dot]cantino[at]gmail.com

giugno: 2017
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